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Vito Matera - La morale della favola PDF Stampa E-mail
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KunstHalle

Associazione culturale Arti Visive

Via santa Maria la Greca, 79 - Putignano (BA) 

tel. 080 4055504 cell. 339 8237840

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COMUNICATO STAMPA

Titolo Mostra

 

La morale della favola

Opere  di

Vito Matera

Luogo

Putignano, Kunsthalle

Inaugurazione

SABATO   19 aprile 2008    dalle ore 19

Presentazione  di

 

Piero Sisto, letture di Lino Angiuli & Lino Di Turi da "La morale della favola" ( ed. Vito Radio).

Durata

19 aprile 2008 -   24 maggio 2008

Orario feriali

lun.- ven. 17.30 - 19.30 (oppure su appuntamento)

A cura di

Vito Intini

Testo di

Vito Intini con una lirica di Lino Angiuli dedicata all'artista

 

 

Sabato 19 aprile  2008 alle ore 19 si inaugura presso l'Associazione Culturale Arti Visive Kunsthalle di Putignano (BA), la mostra " La morale della favola" con opere di Vito Matera. 
Questa mostra nasce in sintonia con la pubblicazione di un libro di racconti dal titolo La morale della favola di Lino Angiuli e Lino Di Turi, illustrato da Vito Matera, presentato da Pietro Sisto e pubblicato dall’editore Vito Radio di Putignano. 
Come in analoghe occasioni, la Kunsthalle ospita volentieri un’antologica dell’artista di Gravina, al fine di offrire l'opportunità di approfondire la conoscenza del suo lavoro. L’arte di Vito Matera è esplicitamente narrativa con le facilitazioni, ma anche con tutti i rischi che questo può comportare, primi tra tutti i vincoli e le regole che scandiscono ogni narrazione. Il suo operare ci predispone all’ascolto, ma richiede, per esser goduto, una piccola ma impagabile virtù: dobbiamo essere in qualche modo disponibili ad una giocosa complicità.Ogni sua opera, semplice ed immediata come un prezioso gioco d’altri tempi, ci racconta una storia; anche per questa ragione, la sua visione si presta al dialogo virtuoso con le altre forme dell’arte, prima fra tutte la letteratura. I lucidi sogni, di cui ci offre le coloratissime sequenze, somigliano all’autore, ricco com’è di felina, domestica, garbata ironia.Non è difficile ritrovare rimandi (ma per Matera trattasi di affinità elettive candidamente dichiarate) al lavoro di Tullio Pericoli ma anche di Emilio Tadini, fra gli artisti italiani contemporanei – non a caso si tratta di artisti molto amati dai letterati se non essi stessi letterati di rango – senza contare il Magritte più ironico e lo Chagall più leggero e volatile.Alcune tavole sono così rarefatte e gentili da sembrarci davvero provenire da altri luoghi possibili, dove i sogni sono reali e i fatti della realtà, questa che ci danno da vedere nei telegionali, pure invenzioni di un demiurgo in vena di brutti scherzi. È questa la chiave – io credo – per penetrare nel mondo di Vito Matera, in cui la magia si materializza e la materia si fa magica. Zittozitto, e a patto che si riesca a mollare, almeno per un poco, i soliti tiggì dell’angoscia, col suo fare sornione Vito Matera ci accompagna a riscoprire, gli « immensi tesori celati nelle viscere della terra. Perché i fianchi dei monti, il fondo delle grotte, il fitto delle foreste sono pieni di oro lucente, che aspetta il fortunato scopritore. Soltanto, la ricerca dei tesori non va senza pericoli perché è opera diabolica, e si toccano delle potenze spaventose. È inutile frugare a caso la terra: i tesori non compaiono che a colui che deve trovarli. E per sapere dove sono, non ci sono che le ispirazioni dei sogni, se non si ha avuto la fortuna di essere guidati da uno degli spiriti della terra che li custodiscono, da un monachicchio ». Così scriveva Carlo Levi in “Cristo s’è fermato ad Eboli” alludendo alle credenze dei contadini di Accettura. Vito Matera assomiglia certamente ad un monachicchio (dalle nostre parti diciamo monacello), ma è posseduto da un contagioso spirito gentile che non smette di sorprenderci con quei tesori che nessuno può rubare né possedere solo per sé e che sono, irrimediabilmente, nascosti solo a chi non sa più sognare. Vito Intini 
a Vito In quale pozzo nero sono finiti i concerti di granotenuti al fresco dentro una terraglia assonnata in fondoalle fosse degli antichi contro la siccità della luce?in quale pozzo rosso finiscono gli erga kai emèraipassati al setaccio e messi nelle bottiglie doppiedella salsa per ritrovarle sane l’anno che viene?in quale pozzo bianco finiremo noi che stiamoattaccati alle previsioni del tempo trapassatoquando alla fiera di sangiorgio cavaliere noi due sìnoi due ci facemmo una collana di diavolicchi arzillie un bell’azzurro omaggio della ditta da spalmaresopra il pane fatto come lo sapeva fare leila madonna della stella che fu assunta in cielo?ci prova libeccio a darci qualche risposta a caldorubandola alle grotte e alle ultime coppole passantiquindi si carica sulle spalle il fumo dei forni percorrere a sfamare i girovaghi cosiddetti defuntiche previo appuntamento nella villa comunalecavalcheranno i colacola imbottiti d’aria nuovaper farli fischiare di notte quando i tufi paesanivanno a fare un servizio senza dare nell’occhio. Lino Angiuli 
Vito Matera è nato a Gravina  in Puglia nell’agosto del 1944. Un’infanzia in bottega, col padre orafo e musicista; studi classici e laurea in Filosofia, con una tesi in Estetica sui problemi dello spazio pittorico. Nel 1983, dopo un’esperienza che lo porta ad esporre nei Balcani, aderisce al gruppo barese di “Fragile” con Angiuli, Dell’Aquila, Nigro, Riviello.Dal 1988 inizia una collaborazione mensile con “La Gazzetta Del Mezzogiorno” e con riviste di letteratura militante come “In/Oltre”, “Fogli di periferia”.Nel 2001, con i “Tarocchi delle Murge” dall’omonimo Parco Letterario, riceve il Premio Tommaso Fiore.Le sue TABULAE PICTAE sono state esposte a Barcellona, Lisbona, Parigi e Salisburgo.Vive e lavora fra Bari e Forlì.  
   
   
 

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